Coronavirus e isteria di massa

February 11, 2020

 

 

In queste settimane stiamo assistendo ad un vero e proprio fenomeno di isteria di massa. Il diffondersi in Cina del Coronavirus ha provocato un vero effetto panico a livello mondiale. Con ciò non voglio assolutamente sminuire il virus o le norme di prevenzione da applicare per evitarlo (norme peraltro che andrebbero applicate nella quotidianità e per evitare anche la classica influenza). In questo articolo non vi parlerò del Coronavirus, ampliamente trattato da esperti, medici, infettivologi, opinionisti e giornalisti di ogni tipo. Vi parlerò di un aspetto che spesso può scatenarsi in seguito a fenomeni di questo tipo.


L’isteria di massa, anche detta ansia di massa o malattia sociogenica o psicogenica di massa è un disturdo picologico con sintomi fisici. È stato ampliamente studiato dagli psicologi, anche se per certi aspetti rimane ancora misterioso. Questo disturbo viene comunque inserito, in psichiatria, tra i disturbi detti SOMATOFORMI, ovvero quei disturbi che hanno cause psichiche di tipo ansioso, ma che vengono accompagnati da veri e propri sintomi fisici.
Il dottor Bortholomew, esperto in malattie psicogene di massa lo definisce come un “disturbo nervoso caratterizzato da un rapido diffondersi di sintomi della malattia all’interno di un gruppo sociale coeso e per il quale non viene riscontrata una causa organica”. Ovviamente nell’epoca dei mass media, di internet, google e di ogni tipo di informazione di massa l’effetto è più devastante. Sostanzialemente esso consiste in episodi di paura, in certi casi vero e proprio terrore, causati di situazioni di inquinamento ambientale, propagazione di sostanze tossiche, possibili attacchi bioterroristici o diffusione di malattie.
Cosa avviene esattamente: Nel gruppo in questione, ovvero chi è stato più a stretto contatto con la zona o con le persone contagiate, compaiono sintomi come la mancanza di respiro, nausea, mal di testa, vertigini e senso di debolezza (tutti sintomi dovuti all’ansia ma associati all’evento) che poi si diffondono in una sorta di catena umana inarrestabile. Nel nostro caso la psicosi si è estesa a livello mondiale proprio a causa dei mezzi di comunicazione di massa e della facilità di circolazione e migrazione delle popolazioni.
Come spiegato da Sivasankaran Balaratnasingam del Northwest Mental Health Service di Karratha in Australia e da Aleksandar Janka dell’Univeristy of Western Australia i fattori che fanno perdurare questi episodi sono: l’esposizione fisica o visiva a persone già colpite, alti livelli di eccitazione generale, giornalisti presenti sul posto, possibilità di risarcimenti per danni, presenza di una vera e propria diagnosi organica per quello che accade, persistenza delle “voci che corrono”.

La facilità di diffusione dell’isteria di massa secondo un articolo pubblicato su Medical Hypoteses potrebbe essere dovuta ai neuroni specchio, il cui funzionamento è il seguente:
- Osserviamo un’azione.
- Le strutture nervose coinvolte nell’esecuzione delle azione vengono reclutate nel cervello come se stesse eseguendo lui stesso l’azione.
- Questo permette al soggetto di avere una conoscenza esperienziale dell’azione osservata al di là delle azioni motorie.
È un sistema che ci permette di comprendere le azioni degli altri, ma senza riprodurle (vi è una componente inibitoria, un blocco motorio, che ne impedisce la messa in atto). Secondo gli psichiatri Yao-Tung e Shih-Jen Tsai, autori di questo articolo, in alcune persone questa componente inibitoria dei neuroni specchio potrebbe non funzionare bene e questo spiegherebbe perché l’isteria di massa non colpisce tutti. Per contenere la propagazione di tale fenomeno può essere utile separare le persone più sensibili, anche se nella nostra epoca altamente telecomunicativa può essere difficile.

A dicembre del 2019 scoppia il caso medico/mediatico del coronavirus dalla Cina. Se ne è parlato tanto quindi non mi soffermerò sulla parte medica.
L’isteria di massa che da esso derivata ha portato in tutto il mondo a scene di panico e razzismo varie:
- Acquisto di mascherine e dispositivi di protezione totale.
- Evitamento di tutti i cinesi o orientali.
- Evitamento di negozi e ristoranti cinesi e orientali .

Lasciatemi però sfatare alcuni miti totalmente infondati:
- Non è assolutamente il virus più pericoloso al mondo, se si vanno a vedere i numeri la classica influenza uccide in un anno 60 volte più del coronavirus.
- Non provoca inevitabilmente la morte. Anche qui basta vedere il numero di morti rispetto al numero di infettati. Per ora il 2% di coloro che hanno contratto il virus è morto e la maggior parte erano persone anziane e con sistemi immunitari già deboli o con problemi cardiovascolari o con problemi respiratori.
- Non è vero che per non essere contagiati bisogna indossare tute di decontaminazione e mascherine antismog. In realtà basta rispettare norme classiche di igiene (lavarsi le mani e starnutire nell’avambraccio interno)
- Non è vero che la responsabilità è dei cinesi e vanno evitati tutti i loro negozi o ristoranti. Addirittura c’è chi ha suggerito di non far andare i bambini cinesi a scuola.
- Credere a tutto ciò che viene scritto online è proprio ciò che più alimenta l’isteria di massa. Non tutte le notizie che si leggono su internet sono affidabili, controllate sempre la fonte.

L’ansia e il panico generati dall’isteria di massa e spesso alimentati dal razzismo e dalla disinformazione possono essere molto pericolosi. Forse alcuni di voi ricorderanno le settimane immediatamente successive agli attacchi alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Molti furono gli episodi di razzismo, violenza psicologica e fisica contro tutti i musulmani o contro persone con una carnagione lievemente più scura della nostra (indiani o pachistani). Nel caso del coronavirus non ci sono stati episodi di violenza fisica, ma di esclusione si. Per salvarsi da tutto ciò è importante rimanere sempre ben informati e soprattutto verificare le fonti che danno l’informazione. Nell’epoca di internet è molto facile incorrere in fake news e in falsi madornali.
 

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