Mangiare con le emozioni - Emotional Eating e Binge Eating Disorder.

July 12, 2019

Quando si parla di Emotional eating si intende la spinta a mangiare in preda alle emozioni, allo stress o alla rabbia. Le persone che ne soffrono perdono il controllo sulla quantità e sulla qualità di cibo assunto, non è più il corpo a decidere cosa e quando mangiare (Todisco & Vinai 2009). Attraverso le abbuffate per un attimo i pensieri ed i problemi che attanagliano queste persone svaniscono. I cibi preferiti sono cibi ad alto tasso calorico, soprattutto dolci (Abbate-Daga, Amianto, Facchini & Fassino 2003).
Prendendo in considerazione il livello prettamente diagnostico, e quindi il DSM-5, si parlerà di Binge Eating Disorder (BED) ovvero il disturbo da alimentazione incontrollata. Le persone affette da BED vanno spesso incontro ad un aumento di peso costante fino a sviluppare una vera e propria obesità. Per diagnosticare il BED bisogna riscontrare dalle 2 alle 7 abbuffate a settimana e l’osservazione va fatta su almeno 3 mesi. In base al numero di abbuffate per settimana si potrà determinare la gravità del disturbo (da lieve a gravissimo). Potrebbe succedere che vengano riscontrati tutti i criteri necessari per diagnosticare il BED, ma con meno di un abbuffata a settimana, in questo caso si parlerà di “Altri specificati disturbi dell’alimentazione” (Other Specified Feeding or Eating Disorders). Chi è affetto da BED potrebbe sviluppare l'obesità, ma non è vero che tutti gli obesi soffrono di BED.
Per definire un’abbuffata come tale le caratteristiche principali comprendono un quantitativo di cibo eccessivo e una perdita di controllo sulla sua assunzione. I motivi scatenanti delle abbuffate possono essere delle diete troppo restrittive, un tentativo di calmare emozioni spiacevoli oppure un modo per placare lo stress e la noia. Le abbuffate provocano un iniziale benessere che però poi porterà ad uno stato depressivo e ad una autovalutazione negativa. Viene provato inoltre disagio verso l’abbuffata (Fairburn 2014).
Il BED viene spesso associato ad altri disturbi psichiatrici ed in particolar modo ai disturbi dell’umore, come ansia e depressione. Come tutti i disturbi legati al comportamento alimentare il modo migliore per trattare il BED è utilizzare un approccio multidisciplinare. Sarà quindi necessario un lavoro di equipe che coinvolga un nutrizionista, uno psichiatra ed uno psicoterapeuta che diventerà una sorta di coordinatore (Fairburn, 2010). La dieta dovrà essere adattata ad ogni paziente seguendo le esigenze ed i gusti di esso per favorirne il successo. A livello farmacologico possono essere efficaci i farmaci antidepressivi ed ansiolitici (sempre sotto la supervisione di uno psichiatra). In associazione a tutto questo è consigliabile una psicoterapia, la più indicata è senza dubbio la psicoterapia cognitivo comportamentale, individuale o di gruppo (Fairburn, 2010). A livello preventivo è utile programmare interventi soprattutto nelle scuole medie e superiori per educare i ragazzi alla corretta alimentazione e spiegare i rischi che questi disturbi comportano.

Bibliografia
Abbate-Daga, G., Amianto, F., Facchini, S., & Fassino, S. (2003). Eating psychopathology and personality in eating disorders. Epidemiology and Psychiatric Sciences, 12, 4, 293-300.
American Psychiatric Association (2013). DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, Raffaello Cortina Editore.
Fairburn, C.G. (2010). La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Edizione italiana a cura di A. Carrozza e R. Dalle Grave. Eclipsi.
Fairburn, C.G. (2014) Vincere le abbuffate: come superare il disturbo da binge eating. Raffaello Cortina editore. Milano.
Todisco, P., & Vinai, P. (2007). Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del Binge Eating Disorder. Edizioni libreria Cortina, Milano.
 

 

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