La teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget

 

Come promesso nell’articolo precedente (Il gioco simbolico) oggi parleremo della teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget.

 

Jean Piaget è considerato uno dei massimi studiosi dello sviluppo del pensiero e della cognizione dei bambini. Le tappe di sviluppo da lui formulate e considerate valide anche oggi derivano da studi in cui i bambini sono stati attentamente osservati. Per esempio iniziava i suoi studi con colloqui clinici non strutturati, ma affiancati da compiti pratici che il bambino doveva eseguire (la manipolazione per studiare il ragionamento concreto).  Veniva sempre chiesto al bambino il perché delle azioni per determinare la logica sottostante al comportamento in modo da poter dedurre la regola di base appresa con l’esperienza. Per Piaget lo sviluppo cognitivo scaturisce dall’interazione con l’ambiente. Esso dipende infatti da un continuo adattamento alla realtà. Grazie alla realtà circostante si avrà  una trasformazione in termini di assimilazione di informazioni funzionali alla conoscenza pratica. Gli scambi con l’ambiente permettono di strutturare delle rappresentazioni mentali e degli schemi cognitivi ben organizzati. Vi è quindi un interazione tra fattori biologici (la maturazione) e fattori esperienziali (l’apprendimento). Si determinano quindi 5 stadi di crescita intellettiva. Questi stadi hanno un ordinamento fisso, il passaggio da uno stadio all’altro dipende dall’età, ma vi possono essere delle variazioni da un bambino all’altro, in base alla relazione con l’ambiente e alla cultura. Ovviamente ogni stadio sarà diverso dal precedente visto che rappresenta caratteristiche e regole specifiche. Vi è inoltre un’integrazione gerarchica tra gli stadi, ovvero una volta raggiunto uno stadio si apprendono delle capacità che vengono aggiunte a quelle che verranno apprese negli stadi successivi. Il passaggio da una struttura cognitiva a quella successiva è assicurato da un processo di equilibrazione: tendenza ad evitare l’incoerenza e a stabilire forme di equilibrio nella relazione con gli oggetti.

 

Le fasi di sviluppo cognitivo sono quindi:

1) Fase senso-motoria (nascita/2 anni): Il bambino passa dall’uso dei riflessi o dell’istinto alla ripetizione di una serie di comportamenti per osservare le conseguenze sul proprio corpo (reazioni circolari primarie) e in seguito su oggetti che fanno parte dell’ambiente esterno (reazioni circolari secondarie). All’ottavo mese il bambino verificherà che gli schemi di comportamento quando sono in interazione con l’ambiente producono nuove informazioni.  Dai 18 mesi si inizia a sviluppare il ragionamento simbolico che permette al bambino di verificare praticamente le conseguenze delle proprie azioni sull’ambiente esterno. Il bambino quindi “comprende” il mondo circostante in base a ciò che può fare con gli oggetti e con le informazioni sensoriali.

2) Fase pre-consettuale o pre-operatoria (2/4 anni): Il pensiero del bambino è egocentrico, egli infatti pensa che tutti sanno cosa sta pensando e cosa desidera. In questa fase c’è un netto sviluppo del  lessico, ma il bambino non è ancora in grado di passare dal ragionamento generale a quello particolare. Comincia a comprendere gli oggetti e la loro classificazione in gruppi.

3) Fase del pensiero intuitivo (4/7anni): Grazie alla scuola materna le conoscenze del bambino aumentano, ma il pensiero non è ancora reversibile (il bambino non è in grado tenere in mente l’azione compiuta verso uno scopo o un fine).

4) Fase delle operazioni concrete (7/11 anni): Vi è una maggiore coordinazione tra le azioni ed il pensiero. Il pensiero  induttivo  migliora e cresce passando da particolare a generale e viceversa. I processi cognitivi sono ancora legati alle azioni e quindi legati ad una fase verbale.

5) Fase delle operazioni formali (11/14 anni): Periodo preadolescenziale. Grazie ad un ragionamento ipotetico-deduttivo il bambino è capace di creare scenari  immaginativi e mettere in atto vari tipi di azioni grazie ad un idoneo e costante equilibrio tra assimilazione e accomodamento. In quest’ultima fase si sviluppano: la capacità di giudizio, la relatività dei punti di vista, le operazioni sui simboli e l’attività di misurazione. È capace di organizzare le informazioni in modo sistematico e pensa in termini ipotetico deduttivi.

 

Ho deciso di esporvi questa teoria in quanto è un riferimento molto importante per lo studio dello sviluppo cognitivo dei bambini. Essa rappresenta uno dei fondamenti della psicologia dello sviluppo.

 

 

Bibliografia

  • Piaget, J. (2013, ristampa). La rappresentazione del mondo del fanciullo. Bollati Boringhieri, Milano

  • Piaget, J. (2000). Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia. Einaudi, collana Piccola biblioteca Einaudi, Nuova serie, Torino.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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