Il gioco simbolico

 

Questa volta parliamo di un elemento fondamentale nello sviluppo degli esseri umani.  Da alcuni sottovalutato o addirittura svalutato il gioco è un elemento cardine in quanto permette di  affinare le abilità necessarie a sopravvivere nell’ambiente ed è anche un modo di esprimere un’eccedenza di energia.

Il gioco viene considerato da noti psicoanalisti come Freud e Winnicott una trasposizione simbolica dell’esperienza e dei contenuti emotivi del bambino. Esso è una modalità utilizzata dal bambino per dominare mentalmente gli avvenimenti, le cose, soprattutto se problematiche ed è uno strumento per superare l’ansia. Anche secondo Piaget (famoso psicologo e pedagogista) il gioco oltre ad avere una funzione di socializzazione ha anche un forte valore educativo perché oltre a permettere uno sviluppo adeguato del linguaggio permette di riequilibrare il mondo affettivo e relazionale del bambino, eliminare o attenuare ansie e paure e scaricare  l’aggressività.

Ma procediamo con ordine e partiamo dalle teorie psicoanalitiche.

Il gioco simbolico può essere definito come la capacità di rappresentare mediante simboli, immagini, nomi e pensieri qualcosa che non è presente e che non si può percepire. Secondo Freud tale tipo di gioco ha come scopo quello di tutelare la stabilità emotiva della persona. Proprio come fanno i sogni che hanno essi stessi proprietà psicoterapeutiche.

Le funzioni  del gioco sono:
a. funzione identificatoria: fingendo di essere qualcuno (ad es. il dottore) il bambino si prepara ad assumere l’identità ed i ruoli dell’adulto.


b. funzione riparatoria e anticipatoria: il bambino si prepara a qualcosa che per lui è problematico o cerca di abbassare il livello di ansia dopo che l’evento problematico è avvenuto (ad esempio il bambino che visita i genitori proprio prima di andare o dopo essere stato dal pediatra).


c. funzione compensatoria: si ha quando il bambino compensa un sentimento di angoscia o la percezione di separazione con elementi ludici. Per esempio quando il bambino gioca a far scomparire e poi ricomparire un oggetto. In questo senso possiamo definire anche gli oggetti transazionali (Winnicott, 1970) che servono al bambino per ricordare simbolicamente il corpo materno e tranquillizzarlo.


d. funzione rappresentativo-espressiva: il bambino, soprattutto fra i due ed i cinque anni, riesce a rappresentare la realtà imitandola, non essendo ancora capace di rappresentarla raffigurandola o raccontandola;


e. funzione di dominio e di controllo: il bambino, nel gioco, crea un mondo tutto suo che può costruire o distruggere a suo piacimento, per difendersi dalla realtà fatta di divieti e regole (quando i bambini giocano per esempio a fare poliziotti e ladri);


f. funzione manipolatrice: tutti i bambini sono attratti dalla manipolazione delle materie primarie (acqua, farina, sabbia). La manipolazione di tali elementi esprime il bisogno di scaricare le tensioni, di difendersi dal mondo delle regole e dei divieti.

Fingendo il bambino impara ad usare dei simboli (oggetti che rappresentano altri oggetti). Quando il bambino usa una scatola per rappresentare il tavolo, un foglio per rappresentare un piatto e dei coriandoli per rappresentare la pasta sta sviluppando tutta la sua creatività.

Nella teoria dello sviluppo di Piaget (che tratteremo nel prossimo articolo) esistono 5 stadi (senso motorio, pre-concettuale o pre-operatorio, del pensiero intuitivo, delle operazioni concrete e delle operazioni formali). Secondo Piaget il gioco simbolico rientra nella fase pre-operatoria (2/6anni). Questo è un periodo di grandi cambiamenti, il bambino inizia a parlare ed acquisisce anche delle nozioni basilari per il suo sviluppo. Gli aspetti fondamentali di questo stadio sono, oltre al linguaggio, l’imitazione differita e appunto gioco simbolico.

L’imitazione differita può essere definita come l’imitazione, anche dopo parecchio tempo, di comportamenti visti da un fratello o da un adulto. Secondo Piaget questo avviene perché il bambino ha una maggiore capacità di crearsi rappresentazioni mentali sulle azioni e sui comportamenti delle persone che lo circondano.

Per Piaget il gioco simbolico implica la capacità di agire al di fuori del contesto normale in cui si verifica una determinata azione (preparare la pappa in spiaggia invece che in cucina) e anche la capacità di usare oggetti in sostituzione a quelli normali (usare un sasso per simulare un telefono o una scatola per simulare un tavolo). Tutto ciò coinvolge anche la capacità di mettere in scena azioni eseguite da altri e di dargli una consequenzialità.

In questa fase l’indipendenza motoria che via via è sempre maggiore, ha la sua importanza. Il bambino trasformerà gli oggetti in compagni di vita (un partner meta cognitivo che lo segue nella sua crescita). In genere le femmine scelgono oggetti che hanno qualcosa di riconducibile all’aspetto umano (peluche, bambole…) perché appena acquisite le abilità linguistiche inizieranno a rapportarsi con tale oggetto. I maschietti invece possono scegliere anche oggetti che non hanno sembianze fisiche o umane come le macchine, i dinosauri o i mostri

Momenti tipici di questo stadio sono l’animismo e l’artiuficialismo: I bambini pensano che anche i corpi immobili come le bambole o i peluche siano dotati di vita.

Imparando a stare con l’oggetto il bambino rafforza la fiducia in sé stesso e questo gli permetterà di essere più aperto a situazioni future che richiedono indipendenza.

Verso il secondo anno di vita, quando i bambini cominciano a sviluppare un’identità di genere, il gioco diventa sempre più ricercato e si cominciano a notare delle differenze tra maschi e femmine. Il gioco simbolico è importante proprio perché in esso il bimbo può fingere di essere chi vuole. Per lui rappresenta uno spazio scenico, di esplorazione e di costituzione dell’identità. Il bambino fingerà di essere la madre o il padre, si travestirà, imiterà delle caratteristiche della persona che imita (magari accentuandole). È sempre in questo stadio che si sviluppa il gioco dell’imitazione, il bambino inventerà mille avventure, situazioni, personaggi ed ambientazioni ed è proprio questo il bello di essere bambini! Perché è importante che inventino queste storie? Perché in questo modo svilupperanno la loro immaginazione ed in certi casi daranno vita ed esorcizzeranno le loro paure, ansie o traumi. Attraverso il gioco il bambino è capace, ancora prima di verbalizzarlo, di raccontare avvenimenti a cui ha assistito e al tempo stesso esprimere le emozioni che ha provato. Anche il giocattolo a cui il bambino è particolarmente affezionato oppure il suo amico immaginario rivestono un ruolo molto importante. Il bambino rassicurerà la bambola, le dirà di non avere paura, la coccolerà. In questo modo il bambino supera le proprie paure. Il gioco simbolico è in continuità con il gioco sociale. In genere verso i tre anni i bambini iniziano a frequentare la scuola dell’infanzia ed è proprio in questo periodo che iniziano le prime relazioni sociali. In queste occasioni per la prima volta i bambini metteranno in campo sé stessi e le loro capacità. Il bambino scoprirà quale è il ruolo atteso dagli altri e quali comportamenti mettere in atto per essere accettati ed approvati dagli altri. Il gioco sociale dipende dalle interazioni che si hanno con la madre, con gli altri bambini, ma anche dal contesto in cui si gioca e dai giocattoli che vengono utilizzati. Nel caso del gioco sociale il bambino potrà assumere un ruolo sociale e anche una responsabilità differente (bambini che organizzano spedizioni per cercare tesori, bambine che organizzano thè o cene con le amiche, astronauti pronti al decollo…). I bambini, con il gioco sociale, iniziano a creare dei gruppi e ad escludere chi non fa parte di quel gruppo. Questo permette di acquisire una valenza sociale in opposizione alla fase egocentrica ed individuale (fase precedente). Con il gioco sociale inoltre il bambino verrà sottoposto a delle regole che gli permetteranno di sviluppare un senso di responsabilità, di onestà e di socialità.

 

In conclusione, il gioco è fondamentale perché oltre al suo aspetto ludico e di socializzazione esso permette di sviluppare il linguaggio, di regolare le emozioni, di affrontare e sconfiggere le paure, di rielaborare gli eventi, ma anche di gestire emozioni forti come la rabbia (scaricandola). Il gioco è quindi essenziale e non va mai sottovalutato, anzi andrebbe osservato con cura da noi adulti.

 

Bibliografia

§  Bellisario  L., Gioco e simbologia degli affetti, Aspetti relazionali della comunicazione ludica, Guerini e associati, Milano

§  Bertamini D., Iacchia E.,Rinaldi S., Rezzonico G., Gioco, socialità e attaccamento nell’esperienza infantile; Milano, Franco Angeli Editore

§  Freud, S. (1908). Analyse der Phobie eines funfjahrigen Knaben. Tr. it. Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Caso clinico del piccolo Hans). In Opere vol. V, 1972, Bollati Boringhieri, Torino.

§  Piaget J., (1964). Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia. Einaudi, Torino 1967.

§  Winnicott, D. W. (1974). Gioco e realtà. Armando Editore, Roma.

§ Winnicott, D. W. (1970). Sviluppo affettivo e ambiente. Armando Editore, Roma.

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