IL DISEGNO COME STRUMENTO DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO

 

 

Da amante del disegno mi piace usare questa tecnica anche nel mio lavoro sia a livello diagnostico che terapeutico. Il disegno è una tecnica che si adatta perfettamente ai bambini (i bambini lo vedono come un gioco e non come un esame). Esso viene utilizzato per comprendere al meglio il mondo dei bambini già da molto tempo (uno dei primi fu Tardieu nel 1872).

Il primo schema di codifica per i disegni venne inventato da Florence Goodnough nel 1926. Questo schema metteva in relazione determinate caratteristiche ad un quoziente intellettivo. È importante notare che tale schema viene utilizzato ancora oggi. Goodenough sostiene che il disegno della figura umana aumenta in particolari di pari passo allo sviluppo delle abilità cognitive (Lis 1998).

 

FASI DEL DISEGNO:

 

1) SCARABOCCHI: Per il bambino tutto è una superficie disegnabile. Da genitori lo sapete sicuramente. I cuccioli non si fermano al confine del foglio ma continuano i loro disegni sui tavoli, le sedie, i divani ecc. Lo scarabocchio accompagna il bambino nella sua esplorazione sensomotoria e questa fase durerà più o meno fino ai tre anni.

A 15 mesi disegnano per lasciare tracce casuali su una superficie.

A 22 mesi le tracce cominciano a diventare intenzionali e sono messe in relazione alla coordinazione visuo-motoria.

A 3 anni i bimbi iniziano con i primi tentativi di rappresentazione della figura umana.

 

 COSA OSSERVARE:

 

- L’IMPUGNATURA della penna, della matita o del pennarello (viene acquisita intorno ai tre anni).

- IL PUNTO DI PARTENZA DEL DISEGNO. Esso potrebbe indicare la maggiore o minore inibizione nell’affrontare il mondo.

- LO SPAZIO OCCUPATO dal disegno (occupa tutto il foglio? è molto piccolo, centrale? In un angolo? ecc).

- LA PRESSIONE USATA nel tratto. Comunicherebbe la carica vitale del bambino, la sua capacità di affrontare gli eventi.

 

2) LE FORME: Questa fase si sviluppa tra i tre e quattro anni. I disegni iniziano ad assumere un significato per i bambini, diventano delle storie. Possiamo notare che alcuni bambini saranno più interessati all'aspetto grafico mentre altri a quello narrativo.

 

COSA OSSERVARE oltre a quanto scritto sopra:

-  Preferenze di alcune forme rispetto ad altre.

- Attribuzione di diversi VISSUTI che possono essere associati alla prevalenza di certe linee rispetto ad altre.

 

3) PRE-SCHEMATISMO: Esso si sviluppa tra i 4 ed i 7 anni. Il disegno della figura umana viene approfondito e perfezionato. Inizia anche lo sviluppo dei simboli e la raffigurazione della realtà esterna.

 

4) SCHEMATISMO: Si sviluppa dai 7 ai 9 anni. Le capacità grafiche migliorano ancora di più. Si sviluppano sempre di più i simboli. Appaiono degli schemi per le figure umane, gli oggetti, il colore e la composizione.

 

5) REALISMO: Si sviluppa dai 9 agli 11 anni. Il bambino tenta di cogliere sempre di più la realtà in ciò che disegna. Migliora infatti l’abilità di rappresentare la profondità spaziale, i bambini diventano più rigorosi nelle loro espressioni artistiche, c’è una maggiore consapevolezza della figura umana e dell’ambiente, aumentano i dettagli, cominciano ad usare delle tecniche precise, a personalizzare ed a rappresentare anche i sentimenti.

 

USO DEL DISEGNO DA PARTE DEGLI PSICOLOGI

 

Nel 2001 Bombi e Tambelli hanno individuato tre filoni tradizionali:

 

1) La ricerca tra disegno e stadi di sviluppo del pensiero.

Questo tipo di pensiero è di corrente stadiale piagetiana. Esso cerca di cogliere le regolarità evolutive del disegno. Il disegno viene considerato come un mezzo di rappresentazione che segue determinati stadi. Il disegno è indicatore delle capacità cognitive del bambino, ad ogni età corrisponde una fase cognitiva.

 

2) Il disegno del bambino come arte.

Questo filone prende spunto dalla teoria della Gestalt. In tale teoria si sottolineano le caratteristiche innate di alcuni principi estetici come la simmetria e la buona forma. Secondo tale teoria quelli che in alcuni casi potrebbero essere considerati difetti di un disegno sono in realtà elementi positivi. Ad esempio quando il bambino tenta di aumentare la rilevanza di un oggetto dandogli una forma più grande.

 

3) L’esame delle relazioni tra disegno e assetto della personalità.

In questo filone, di prospettiva psicoanalitica, si considera il disegno come un metodo utile per rivelare la personalità del bambino. Esso può quindi essere utilizzato sia a fini valutativi che terapeutici. Il disegno è una attività spontanea e capace, come il gioco, di rivelare aspetti emotivi del bambino.

 

Possiamo sottolineare anche un approccio cognitivista in cui si considera il disegno come forma di problem solving. Secondo Bombi e Tambelli nell’approccio cognitivista vi è maggiore attenzione alle circostanze che agevolano il disegnare. In esso vi è anche la consapevolezza che ogni disegno è il risultato congiunto del livello evolutivo del bambino, del messaggio che egli vuole esprimere e delle circostanze in cui il disegno viene creato.

 

TEST UTILIZZATI NELLA DIAGNOSI

 

1) Test della figura umana

Il  bambino deve disegnare una figura umana, questo tipo di test è molto utilizzato in ambito clinico indipendentemente dalla scuola di pensiero. Dopo che il bambino ha disegnato la prima figura umana,  in alcuni casi gli si chiede di disegnarne un’altra, in genere di sesso opposto.

Questo tipo di test non viene utilizzato per valutare la personalità o l’intelligenza del bambino. Può valutare però il grado di evoluzione intellettiva in riferimento alla compiutezza del disegno, mettendo in relazione lo sviluppo psicomotorio con quello di funzioni specifiche del sistema nervoso (Roberti, 2013).

Successivamente al disegno il clinico porrà alcune domande al bambino al fine di contestualizzare il disegno  e confermare alcune caratteristiche che vi sono disegnate.

A seconda della corrente di pensiero si lascia o meno utilizzare la gomma al bambino. In ambito cognitivo, visto che viene osservato il processo con il quale il bambino arriva a quel disegno, viene permessa. Al contrario, in ambito psicodinamico, la gomma non è permessa.

Secondo Naglieri, la tecnica del disegno della figura umana permette di esaminare le capacità non verbali dei più piccoli usando un metodo divertente e a loro congeniale.

 

2) Test della famiglia

Il Disegno della Famiglia è anch’esso un test proiettivo  grafico.  Esso indaga la rappresentazione e l’interazione delle figure famigliari nella visione del bambino. La consegna può variare in base al tipo di codifica che si vuole fare, ma in genere si chiede di disegnare una famiglia. Sarà il bambino a decidere se disegnare la sua famiglia od un’altra famiglia o una famiglia inventata (ovviamente tale scelta darà già di per sé molti dati rilevanti).

Anche in questo caso successivamente al disegno verranno poste al bambino delle domande che aiuteranno a spiegare i significati e le emozioni associate ai personaggi del disegno.

Esiste una variabile al disegno della famiglia, essa è il disegno della famiglia cinetica (Kinetic Family Drawings K-F-D) di Burns e Kaufman (1970). Consiste nel disegnare la propria famiglia mentre compie un’azione. In questo modo si potrà esaminare (in base alle azioni che svolgono i personaggi) anche come il bambino si pone in relazione e percepisce gli altri componenti della famiglia.

 

3) Test dell’albero

Ideato da Jucker ed elaborato da Koch (1949). Al bambino viene chiesto di disegnare un albero da frutto, e successivamente un albero totalmente diverso dal primo. Esso può essere un complemento al test della figura umana. Si pensa infatti che l’albero rimandi simbolicamente ad un uomo per via della posizione eretta. Come il bambino disegna l’albero dovrebbe rimandare a come egli si vede.

 

Il disegno viene molto usato dai clinici ed è molto amato dai bambini. Essi si sentono infatti in grado di fare ciò che viene loro richiesto. Gli elementi utili da osservare sempre nei disegni dei bambini sono:

  • Dimensione del disegno rispetto al foglio in quanto rinvia all’esplorazione dello spazio.

  • Pressione sul foglio: rimanda al livello di energia del tratto. 

  • Tratto: a seconda di un tratto più o meno lungo si potrà esaminare il comportamento del bambino. 

  • Quantità di dettagli. 

  • Posizione del disegno sul foglio. 

  • Movimento (il disegno esprime un’azione o è statico?). 

  • Ombreggiatura . 

  • Presenza di uno sfondo. 

  • Utilizzo dei colori o utilizzo di una sola penna. 

 

TERAPIA

 

Come già indicato nell’articolo sulle paure dei bambini il disegno può essere usato proprio per esorcizzare le paure. Il bambino ha fatto un brutto sogno, ha sognato un mostro e adesso non vuole più andare a dormire perché ha paura di sognare di nuovo il mostro. Si può chiedere al bambino di disegnare il mostro e poi stracciare il disegno in modo da eliminarlo simbolicamente.

Il disegno può essere utile nel trattamento di bambini che hanno subito eventi traumatici, che hanno pensieri intrusivi o che sono sottoposti a situazioni stressanti in quanto stimola i processi neurologici. Il disegno aiuta i bambini a calmarsi. Esso permette al bambino di liberarsi da un peso, di attenuare l’ansia, di elaborare il fatto stesso.  

 

Bibliografia
  • Bombi A. S., Tambelli R. (2001). Le relazioni tra genitori e figli attraverso l’analisi del disegno. Rassegna di Psicologia, 2, 5-13

  • Burns R. C., Kaufman S. H. (1970). Kinetic Family Drawings (K-F-D): An Introduction to Understanding Children through Kinetic Drawings. Oxford: Brunner/Mazel

  • Koch k. (1948), trad. it. (1958). Il reattivo dell’albero. Il disegno dell’albero come ausilio psicodiagnostico. Firenze.: Giunti Organizzazioni Speciali

  • Lis A. (1998).Tecniche proiettive per l’indagine della personalità. Bologna: Il Mulino

  • Naglieri, J. A., McNeish, T. J., & Bardos, A. N. (1991) ‘Draw a Person: Screening Procedure for Emotional Disturbance; DAP: SPED, Texas: PRO-ED

  • Roberti L. (2013). Il disegno della famiglia in ambito clinico e giuridico peritale. Guida pratica all’interpretazione. Milano: Franco Angeli

  • Roberti L. (2013). Il disegno della figura umana in ambito clinico e giuridico peritale. Guida pratica all’interpretazione. Milano: Franco Angeli

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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