Educazione ad alto contatto

February 22, 2018

 

Viviamo in una società di larghe vedute e molto tollerante con chiunque…forse però non proprio con tutti...

Una mamma con il suo bambino viene continuamente bersagliata di critiche: “Ma smettila di prenderlo in braccio appena piange che lo vizi”, “ Mettilo nel lettino da solo e lascialo piangere vedrai che prima o poi si abitua”, “Ancora lo allatti? Ma ormai il tuo latte non gli serve a niente, è solo un vizio”.

Il tema ricorrente, che tanto spaventa tutti è che questi bambini crescano viziati, dei piccoli despoti che ci renderanno schiavi. Ovviamente sto esagerando, ma vi posso assicurare che come mamma, ma anche come psicologa, ne ho sentite veramente di tutti i colori.

 

I principali tabù sono:

- se il bambino piange non bisogna assolutamente prenderlo in braccio o accontentare le sue richieste.

- è proibito addormentarli allattandoli o tenendoli in braccio.

- è stra-proibito farli dormire nel lettone o nella camera dei genitori.

- è proibito allattare in qualsiasi momento (bisogna rispettare orari ferrei).

Si cerca di limitare al massimo il contatto fisico tra mamma e bambino.

 

Appena diventiamo mamme ci affidiamo ai consigli di parenti, amiche, vicine e medici e lasciamo perdere il nostro istinto. Ci facciamo influenzare dai sensi di colpa che ci inculcano. Prima di dare retta alle critiche o ai consigli non richiesti dobbiamo tenere conto di una cosa: appena nato un cucciolo di essere umano non è pronto ad affrontare il mondo. Ha bisogno di noi, del nostro calore, delle nostre braccia, delle nostre carezze. Il tatto è il primo senso con il quale il neonato inizia a conoscere il mondo ed è quindi un’esperienza fondamentale per sviluppare l’autostima di sé. Il bambino percepirà meglio la propria identità in base al contatto corporeo. Distinguerà quindi sé stesso dall'altro e i relativi confini.

 

Cosa si intende quando si parla di educazione ad alto contatto?

È una forma di educazione che predilige il contatto. Il bambino, quando lo richiede, viene preso in braccio e le risposte dei genitori  non si fanno attendere .

I bambini vengono portati più spesso nella fascia o nel marsupio. La posizione prediletta è verso chi li porta e non fronte mondo.

L'allattamento sarà a richiesta ( sarà il bambino  a "decidere" in base alle sue esigenze). L’allattamento non sarà solo legato al nutrimento, ma anche alle coccole, alla vicinanza e alla relazione.

Altro argomento per molti ostico e che sfocia spesso in critiche, litigi e sensi di colpa dei genitori è il sonno condiviso. Il bambino dorme nel lettone con i genitori o comunque nella stessa camera. Pensate ad un esserino di 3/5kg che non è autonomo e che non si muove molto che dorme in una stanza tutto da solo…è alquanto innaturale. È molto più naturale che dorma vicino ai genitori. In questo modo le cure saranno immediate, la mamma potrà allattarlo comodamente quando serve e il bambino si sentirà protetto.

Già Bolwby dalla fine degli anni sessanta, nelle sue ricerche sull’attaccamento evidenziava come il contatto è fondamentale per ogni mammifero e come la personalità dell’individuo si strutturi già dai primi anni di vita. Il legame di attaccamento consiste in una persona che ottiene o mantiene la vicinanza nei confronti di un’altra persona (detta figura dell’attaccamento). La figura dell’attaccamento viene ritenuta più adeguata nell'affrontare il mondo. In parole spicciole: La mamma che prende in braccio il proprio bimbo che piange, secondo Bowlby, mette in atto la risposta più adeguata alla situazione. La teoria dell’attaccamento è talmente interessante che in realtà bisognerebbe dedicare un articolo solo ad essa, per questo motivo non mi dilungherò (e vi do' appuntamento al prossimo articolo per trattare questo tema)

Esistono ovviamente teorie “rivali” secondo le quali è meglio usare il rigore ed educare precocemente all’autonomia.

 

VANTAGGI:

- Nei primi mesi/anni si gettano le basi di quello che sarà lo sviluppo affettivo e relazionale del bambino. In poche parole si gettano le basi di quella che sarà la sua personalità.

Uno dei vantaggi fondamentali dell’educazione ad alto contatto è quello di creare  adulti sereni, equilibrati e relazionalmente competenti. Questi bambini saranno in sintonia con sé stessi e di conseguenza avranno maggiori abilità nel costruire relazioni sane.

- Le mamme che tengono i propri bambini a stretto contatto saranno meno soggette alla depressione post-partum e al baby blues.

- Il contatto tra la mamma e il suo cucciolo concede loro di conoscersi meglio e ritrovare quell’intimità speciale dei 9 mesi passati in pancia.

- Il contatto e le carezze producono l’autovalirizzazione nel bambino e comunque anche per la mamma è un momento piacevole. (Piccolo esempio: se il vostro compagno/a non vi sfiora con un dito, ma vi dice spesso che siete belle/i e brave/i. Vi prepara il pranzo e la cena, vi racconta delle storie bellissime, vi lava i vestiti ma dice che per il vostro bene è meglio che dormite ognuno nel proprio letto, non vi accarezza, abbraccia, bacia… siete contente/i?)

- Le mamme saranno più riposate e meno stressate se il bambino dorme con loro in quanto non dovranno alzarsi per cullarlo, allattarlo o consolarlo. Si creerà una sorta di simbiosi.

 

PERCHÉ NON FRUSTRARE LE RICHIESTE DI CONTATTO:

 

- I bambini che vengono lasciati piangere in genere sono più stressati (lo dimostra una ricerca dell’università del North Texas pubblicata da Early Human Development nel 2012). In questa ricerca, su bambini dai 4 ai 10 anni, si sono riscontrati alti livelli di cortisolo (detto anche l’ormone dello stress). I bambini venivano lasciati dormire da soli e anche se richiedevano la vicinanza dell’adulto non venivano accontentati. Il cortisolo rimaneva alto anche dopo tre giorni dall'evento.

- Secondo altre ricerche (Professoressa Narvaez) far dormire i bambini da soli può portare danni a livello intellettivo, di capacità sociali e salute.

- Lo stress che viene provocato dal pianto può creare danni sullo sviluppo del cervello. Lo stress eccessivo può uccidere le sinapsi. Esse crescono rapidamente nel primo anno di vita quindi potrebbe non esserci una rete ben stabilita. In parole povere ciò può portare allo sviluppo di ansia e depressione in futuro.

- Lo stress potrebbe portare a problemi a livello comportamentale (uccidendo le cellule cerebrali) e portare ad iperattività, risultati scolastici scadenti, anti-socialità.

- Se un bambino viene lasciato piangere spesso avrà più probabilità di diventare dipendente in futuro. 

- Sarà più insicuro, soprattutto nelle relazioni, perché penserà di non esprimere bene le sue necessità. Non si sentirà competente.

 

Senza voler essere tragici o disfattisti ritengo che esista una via di mezzo in tutto. Non bisogna concedere tutto tutto al bambino. Se un bambino di 2/3 anni in seguito al rifiuto della madre di comprare le bolle di sapone che compra un giorno si e uno no si mette a piangere è giusto non assecondarlo (vedi articolo sui Terribili Due e articolo sui Capricci). Se invece parliamo di un bambino di pochi mesi che piange perché ha le coliche, o anche di un bambino di 2 anni che piange perché si è fatto male o semplicemente perché vuole abbracciare la sua mamma in quel caso va assecondato.

Ricordate che i bambini crescono in fretta e un giorno i loro abbracci vi mancheranno tantissimo.

 

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